È forse in questo edificio che si può cogliere con maggiore precisione il singolare classicismo, la modernità inattuale dell’architettura di Marcello Canino: per nulla accademica almeno a partire dal 1930, affonda le sue radici nella «tradizione italiana e guarda a quella moderna semplificazione del classicismo praticata in Germania, con rigore e senso del monumentale. Per praticare la sua usuale «riduzione di ordini, simmetria, ritmo, proporzioni e cornici a segni allusivi del repertorio classicista», Canino ricorre al tipo a blocco. Nel 1948, la Società del Risanamento bandisce un concorso per un fabbricato per uffici all’angolo tra piazza Municipio e la nuova via Marina. Vincono Paolo Maffezzoli e Alba Luise. Poi, invitati dal Risanamento e dalla Soprintendenza, ad aumentare il volume dell’edificio, rinunciano all’incarico. Subentra Canino, allora preside di Architettura, e si trova di fronte all’insolubile problema di conciliare le pressanti esigenze volumetriche della committenza con la delicata posizione di un edificio che deve poter istituire una accettabile relazione formale e dimensionale con edifici, spazi e tessuti tra loro diversissimi, per natura e scala. La facciata quadrata è verso l’angioino Castelnuovo.
Stato conservazione: Buono Codice Collocazione: PRS0SD_C05_00028-1 Codice fotografia: PRS0SD_C05_00028-1_05702E_L18 Data: Fine anni cinquanta Fotografo: Studio Parisio
